L'ayahuasca è una medicina tradizionale dei popoli indigeni dell'Amazzonia, da loro è stata scoperta e da loro è stata affinato ed elaborato il modo tradizionale di usarla. Voler far a meno della tradizione è indice di immaturità e scelleratezza, oltreché di quel senso di superiorità tipico del nostro etnocentrismo.

 

Una tradizione nasce, si sviluppa e si consolida in seno a una comunità, nel corso del tempo, perché attraverso l'uso e la sperimentazione se ne testano i benefici e i rischi, e si stabiliscono le regole per massimizzare gli uni e minimizzare gli altri.

Estendendo il concetto in senso lato, potremmo dire che tutto ciò che rappresenta l'espressione di una cultura è frutto di tradizione. Persino le nostre pratiche più razionali e che riteniamo oggettive e prive di influenze culturali, come la scienza e la medicina, se le osserviamo con la giusta lente, ci riveleranno essere frutto di una ‘tradizione'.

Il pensiero scientifico come 'nostra tradizione'

La nostra ‘tradizione' per esempio, ha stabilito che per diventare medico dobbiamo studiare per almeno 5 anni all'università, per avere l'autorizzazione ad operare chirurgicamente dobbiamo svolgere altrettanti anni di specializzazione e praticantato al fianco di professionisti già accreditati, e per poter insegnare ad altri come diventare a loro volta professionisti necessitiamo di ulteriori accrediti e attestazioni, da parte di altri enti e organismi preposti.

Tanta è l'attenzione che riserviamo all'atto di mettere nelle mani di altri la nostra salute, che quella del medico è forse una tra le carriere che prevedono la formazione più lunga.

Le nostre precauzioni in tal senso sono così rigide che addirittura non consideriamo validi titoli di studio provenienti da altri paesi che non appartengono alla nostra stessa area di influenza culturale, perché non possiamo conoscere a fondo se la loro ‘tradizione' è uguale alla nostra: non abbiamo criteri per poter valutare se dargli o meno la nostra fiducia.

Le tradizoni indigene e 'la scienza' dell'ayahuasca

Le tradizioni indigene in materia di uso dell'ayahuasca hanno stipulato regole altrettanto rigide.

Gli sciamani si formano per decine di anni lavorando a fianco di altri sciamani già riconosciuti dalla tribù, fino a che non siano quelli stessi a decretare che è giunto il momento in cui l'apprendista è pronto a lavorare da solo con i pazienti. Solo gli sciamani così formati e così autorizzati possono maneggiare l'ayahuasca. Questo perché questi popoli considerano l'ayahuasca una cosa molto seria, uno strumento di cura e di indagine dei mondi spirituali da non prendere sotto gamba, pena l'alterazione di equilibri cosmici fondamentali per il mantenimento della salute delle persone e dell'ambiente.

Hanno elaborato nel corso degli anni delle precise norme comportamentali, delle regole che riguardano l'alimentazione, il comportamento, le dosi, i tempi e i luoghi di consumo, proprio come i nostri medici e la nostra medicina ha elaborato i suoi protocolli.

Perché noi dunque dovremmo acconsentire a metterci nelle mani di persone improvvisate che pensano di somministrare ayahuasca secondo il loro gusto e la loro sensibilità, ignorando le prescrizioni formulate durante i secoli dalle tradizioni indigene?

Sarebbe come se un indigeno, venendo in occidente e dopo aver osservato un'operazione chirurgica, pensasse di poter far ritorno nel suo paese e riprodurre ciò che ha visto, senza la necessaria preparazione, ignorando dunque la nostra ‘tradizione'.

L'etnocentrismo culturale

Questa ‘appropriazione indebita' degli strumenti tradizionali di altre culture, e il loro sradicamento e inserimento in contesti alieni senza il minimo dubbio circa l'opportunità di tali operazioni, è tipico del nostro etnocentrismo culturale. La società occidentale si sente migliore, più in gamba di qualsiasi altra cultura, e specialmente di quelle cosiddette ‘primitive'.

Diversi antropologi negli ultimi anni hanno messo l'accento sul pericolo di queste decontestualizzazioni incaute, e sulla nostra cecità rispetto all'arroganza culturale di cui siamo portatori. Ancor di più nel contesto che ci interessa, quello dell'uso dell'ayahuasca, molti dei ricercatori che si sono dedicati al suo studio condividono l'assunto che è necessario non ignorare le prescrizioni e gli standard che nel tempo di sono andati affermando nelle pratiche tradizionali.

Tradizione non significa solamente uso indigeno.

Le tradizioni per loro natura sono mobili e in divenire. Tribù diverse, in aree geografiche distinte e in epoche differenti, presentano caratteristiche di utilizzo peculiari. L'arrivo dei colonizzatori ha a sua volta modificato gli standard e introdotto nuovi apporti e integrazioni. Il cosiddetto ‘uso mestizo' (letteralmete ‘di razza mista'), ovvero l'uso da parte di persone non appartenenti a popoli indigeni nativi, ma entrate in contatto con questi popoli per via della colonizzazione europea dell'Amazzonia avvenuta soprattutto con l'espansione dell'industria del caucciù nei primi anni del novecento, ha introdotto profondi cambiamenti nell'antica tradizione tribale e sciamanica. Primo fra tutti l'introduzione delle divinità cattoliche nel pantheon degli esseri spirituali invocati come protezione delle ceriomonie.

Tutte queste modificazioni, ben al di là da essere degli sradicamenti pari a quelli a cui assistiamo spesso oggi, possono essere considerate delle evoluzioni graduali e del tutto legittime della tradizione, di cui solo il tempo attesterà o meno l'efficacia, affermandone la permanenza o la sparizione.

Tra tutte queste modificazioni/integrazioni, quelle delle chiese Eclettiche Cristiane fiorite in Brasile negli anni '30 rappresentano l'esempio più eclatante. Santo Daime, Barquina, Uniao do Vegetal, possono essere considerate a tutti gli effetti delle ‘nuove tradizioni', fondate e perpetuate fino ai nostri giorni, la cui sopravvivenza ed espansione rappresentano garanzia di bontà.

Nessuna di esse nasce da uno strappo con il passato o dal rifiuto delle tradizioni di provenienza, esse sono il frutto piuttosto di una lenta elaborazione ed integrazione di queste con valori e visioni peculiari delle genti con cui sono entrate in contatto.

Tradizioni e rituale

Qualsiasi tradizione muove i passi dalle tradizioni precedenti. Qualsiasi tradizione eredita, elabora ed integra il vecchio con il nuovo. Qualsiasi tradizione ha i suoi metodi, le sue precauzioni, le sue prescrizioni e le sue regole per farli rispettare. Sono questi che fondano il ‘rituale' specifico di ogni tradizione.

Tornando al paragone precedente, sempre usando con cautela i termini e cercando di rimanere in metafora, anche le nostre pratiche mediche hanno i loro ‘rituali'. Il lavaggio accurato degli strumenti chirurgici, l'attenzione estrema all'igiene, la preparazione della sala, la dieta del paziente prima e dopo l'operazione, il monitoraggio della convalescenza… In senso molto ‘lato' possono essere tutte considerate frutto di una ‘tradizione', intesa come corpo di conoscenze tramandato nel tempo da persone competenti alle generazioni successive'.

Per tutte queste ragioni decontestualizzare l'ayahuasca dalle pratiche rituali che ne caratterizzano l'assunzione, in maniera repentina e senza che passi il tempo necessario a metabolizzare l'antica tradizione per integrarvi i nuovi assunti, è un azzardo pericoloso e incauto.

Non è l'attaccamento indefesso alla tradizione che deve essere perseguito, ma la salvaguardia del lento progredire della tradizione nell'evoluzione delle sue forme, per poter garantire che responsabilità e conoscenza effettiva accompagnino sempre la nascita di nuove forme di utilizzo.

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