La situazione di relativa tranquillità di cui gode la comunità ayahuasquera italiana è frutto di eventi accaduti un decennio fa, che hanno coinvolto alcuni seguaci della chiesa italiana del Santo Daime. E' grazie al loro sacrificio e alla loro tenacia che oggi alcuni si sentono in diritto di affermare che "l'ayahuasca è legale in Italia". Vediamo quanto c'è di vero in questa affermazione.

Questo è il racconto in prima persona del caso di Perugia del 2004, che ha posto le basi giuridiche dell'attuale situazione di relativa tranquillità generale di cui l'ayahuasca gode in Italia. E' importante ricordarlo sia per tributo a chi, sulla sua pelle, ha attraversato e affrontato le maglie della legge, permettendo a tutti di usare l'ayahuasca senza eccessive ansie, sia per evidenziare come, tuttavia, non si debbano considerare le posizioni raggiunte come definitive. Dovrebbe essere impegno di tutti quello di lavorare a un clima di sicurezza e responsabilità affinché gli scenari ipotizzati alla fine di questo racconto non debbano mai realizzarsi.

L'arresto

Nel 2004 la polizia doganale dell’aeroporto di Perugia sequestrò 27 litri di Santo Daime proveniente dal Brasile. Le analisi chimiche evidenziarono la presenza di DMT nella bevanda e fu per questo intentata una causa legale e aperte le indagini contro il nostro del Santo Daime italiano.

Nel Marzo 2005 furono arrestati 21 daimisti che passarono circa sette giorni in prigione, seguiti dagli arresti domiciliari, con durate che variarono da una settimana a quattro mesi, a seconda dei casi.

La Corte Suprema di Roma

Durante la fase istruttoria, cioè prima che si giungesse al processo vero e proprio, gli avvocati difensori riuscirono ad appellarsi al Tribunale Supremo di Roma. Questo dichiarò, nel giorno 7 Ottobre 2005, che, per poter decidere se la bevanda Ayahuasca fosse o meno sotto controllo per la legge italiana, era necessario rispondere alle seguenti domande (vedi: Sentenza della Corte Suprema di Cassazione, 6 ott. 005):

La preparazione dell’Ayahuasca è un semplice processo derivato di piante naturali?

L’Ayahuasca contiene più alcaloidi e produce più effetti psicoattivi in relazione al consumo simultaneo delle due piante che la compongono (B. caapi e P. viridis) nella loro forma naturale?

Nel caso in cui la risposta alla prima domanda fosse positiva e la seconda fosse negativa, la bevanda non poteva essere considerata sotto il controllo della legge: nel caso contrario si.

Il Tribunale Supremo affermò che il Pubblico Ministero non era riuscito a rispondere alle due domande, dimostrando che la bevanda era schedulata come proibita, e che aveva, pertanto, arrestato i daimisti senza una debita motivazione giuridica. La decisione della reclusione dei daimisti fu revocata, e il caso rinviato al Tribunale di Perugia. 

Il Tribunale di Perugia

A Perugia accettarono la sentenza del Tribunale Supremo, riaffermando che il Pubblico Ministero non aveva dimostrato l’illegalità dell’Ayahuasca (si veda: Sentenza Tribunale di Perugia, 13 gennaio 2006)

Il Pubblico Ministero di Perugia, nonostante lo sconcerto, avendo terminato le indagini senza riuscire a rispondere alle domande della corte, dovette archiviare il caso senza dare seguito all’apertura del processo. (si veda: Decreto di Archiviazione del Tribunale di Perugia, 4 aprile 2006)

Il caso di Perugia fu archiviato a favore del Santo Daime e fu dichiarato che i 21 daimisti erano stati arrestati senza giusta causa. Un po’ di tempo dopo furono rimborsati per compensare finanziariamente parte dei costi sostenuti per la difesa legale. Nel frattempo il caso fu chiuso lasciando le domande della Corte Suprema senza risposta.

Il Tribunale di Reggio Emilia

Questo significava che lo stesso Pubblico Ministero, o altri, avrebbero potuto aprire nuovi casi contro il Santo Daime con l’intenzione di rispondere alle domande del Tribunale Supremo, cercando di dimostrare l’illegalità della bevanda.

Infatti lo stesso Pubblico Ministero che aveva aperto il caso iniziale di Perugia, prima di archiviare il caso, riuscì a creare una ramificazione, coinvolgendo solo uno degli accusati iniziali, sulla base del sequestro di una piccola quantità di Daime in Reggio Emilia (città dove si trovava uno degli accusati quando fu arrestato).

Il giudice di Reggio Emilia accettò la richiesta e fu pertanto aperto un nuovo processo – questa volta con un solo accusato. Il Pubblico Ministero nominò un tossicologo universitario chiedendo che rispondesse alle domande della Corte Suprema.

Anche la difesa nominò un perito chimico per rispondere alle stesse domande (si veda: Relazione scientifica del chimico Fabio Calligaris per il processo a Reggio Emilia – 18 Dicembre 2007).

Perizie a confronto

Di fronte al giudice di Reggio Emilia i due scienziati dibatterono a proposito della seconda domanda del Tribunale Supremo. Il tossicologo dell’accusa affermò che, secondo la sua opinione, gli effetti psicoattivi dell’Ayahuasca vengono potenziati rispetto al consumo simultaneo delle due piante allo stato naturale.

Mentre il chimico della difesa presentò dati che indicavano una maggior quantità di alcaloidi nelle piante naturali rispetto all’Ayahuasca, e argomentò ne nessuno poteva dimostrare che gli effetti psicoattivi siano maggiori nell’ayahuasca rispetto al consumo simultaneo delle due piante che la compongono, al naturale. Furono citati in particolare articoli di J. Callaway e J. Ott che analizzavano la quantità di alcaloidi nelle piante allo stato naturale, dichiarando una percentuale 10 volte maggiore nelle piante secche che nel Daime analizzato in Italia (questo significa, in teoria, che ingerire la polvere della liana Banisteriopsis caapi e le foglie secche della Psichotria viridis potrebbe dare effetti maggiori che bere Daime).

Il giudice comprese l’opinione del tossicologo, ma fece notare anche che non esisteva documentazione scientifica specializzata che sostenesse questo parere, mentre la tesi del nostro chimico era sostenuta da una specifica letteratura scientifica.

Assoluzione e motivazioni

Il processo si concluse a favore del Santo Daime con la completa assoluzione del soggetto accusato. Si noti, tuttavia, che il giudice ha giustificato la sua decisione con la mancanza di documentazione scientifica che sostenesse l’opinione dell’accusa (si veda: Sentenza Tribunale di Reggio Emilia – 27 Aprile 2009).

Colpi di coda

Alla fine del 2009 fu aperto un altro caso giuridico quando una persona con problemi di alcolismo ed eroina, arrestato dalla polizia in stato alterato pericoloso per forte ubriachezza, dichiarò che un mese prima aveva partecipato a un rituale di Santo Daime.

La polizia allora si diresse nuovamente ad Assisi e sequestrò un litro di Daime per effettuare analisi. Durante l’anno 2010 il Daime sequestrato fu inviato al Ministero della Salute e il caso fu seguito dall’associazione CEFLURIS Italia. Fu inviato un archivio con i principali documenti giuridici italiani (Atto di costituzione dell’Associazione, Sentenze della Corte Suprema, della Corte di Perugia e della Corte di Reggio Emilia e perizia scientifica di parte) e anche una richiesta di restituzione del Daime sequestrato (si veda: Richiesta restituzione Santo Daime sequestrato dai Nucleo Anti-Sofisticazioni (NAS) – 13 Settembre 2010). Inoltre, fu allegato alle analisi chimiche del Ministero della Salute la perizia chimica di parte.

Il giorno 30 di Dicembre del 2010, il Ministero della Salute emise una breve nota (si veda: Nota del Ministero della Salute sul Santo Daime sequestrato dai Nucleo Anti-Sofisticazioni (NAS) – 30 Dicembre 2010), ripetendo che la bevanda contiene DMT, ma è elaborata a partire da piante naturali che non sono sotto controllo legale in Italia.

Conclusioni:

la battaglia condotta in relazione alla classificazione dell’ayahuasca di fronte alla legge italiana permette al Santo Daime Italiano di continuare i suoi lavori spirituali, avendo precedenti legali in loro favore. Questa situazione è un “second-best”, perché l’ideale sarebbe stato aver ottenuto questo permesso attraverso l’argomentazione della libertà religiosa. Il rischio è che il governo inventi una nuova legge, come è avvenuto in Francia, per controllare anche le piante naturali.

Walter Menozzi(*), protagonista principale delle vicende raccontate, commenta così:

Per il momento questo è solo un rischio e speriamo che non si concretizzi mai in futuro, perlomeno fino a quando non avremo conseguito una protezione relativa ai nostri diritti umani di libertà di religione e/o di libertà culturale, proposito che stiamo portando avanti a livello istituzionale Europeo, in coordinazione con le Chiese Europee del Santo Daime.

 

 


(*) Walter Menozzi è uno dei fondatori dell’Associazione CEFLURIS Italia ed è membro del Gruppo di Lavoro per la Legalizzazione del Santo Daime in Europa. E’ autore del libro “Ayahuasca – La liana degli Spiriti) pubblicato da Franco Angeli (milano 2007)

L'articolo è tratto dall'originale pubblicato nel sito di Beatriz Caiuby Labate, una delle principali esperte mondiali in termini di politiche sulla droga e in particolar modo di quelle relative all'ayahuasca (A situacao juridica do santo daime na italia)

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