L'ayahuasca è un decotto originario delle popolazioni indigene della foresta Amazzonica, ricavato dalla lenta ebollizione di due specie vegetali, la liana Banisteriopsis Caapi (comunemente chiamata ayahuasca, che dà il nome al decotto) e la Psychotria viridis (comunemente detta chacruna), di cui si usano le foglie.

 

Questo decotto è considerato dalle popolazioni indigene la Madre di tutte le medicine, ed è da loro usato tradizionalmente con scopi medicinali e religiosi.

Con la colonizzazione dei territori della foresta vergine da parte degli Spagnoli, e soprattutto con l'espansione delle coltivazioni di caucciù negli anni '30 del secolo scorso, l'uomo bianco è entrato in contatto con questo ritrovato tradizionale.

Dapprima i missionari, successivamente i botanici, ed infine i ricercatori indipendenti, hanno cominciato a raccontare e divulgare al mondo l'esistenza di questa straordinaria 'pozione magica' degli indigeni dell'Amazzonia.

Il vero boom dell'interesse verso questo decotto si è avuto tuttavia solo sul finire del secolo. Qualcuno dice grazie all'espansione mondiale della religione del Santo Daime, fondata negli anni '30 proprio da un lavoratore del caucciù Brasiliano, altri dicono per via della pubblicazione di alcuni libri e documentari a riguardo, e per la maggiore facilità di accesso alle aree della foresta in cui veniva utilizzata, grazie allo sviluppo dei mezzi di trasporto e della tecnologia, a livello mondiale.

Fatto sta che nell'ultimo decennio si è assistito all'irrompere di questa parola prima sconosciuta addirittura a livello di mainstream, con attori di Hollywood e personaggi pubblici che a vario titolo raccontavano al pubblico generalista le loro esperienza con la mitica medicina della foresta.

Parallelamente si è sviluppato anche un interesse scientifico, inizialmente questo si, promosso dalle chiese del Santo Daime e dell'UDV Brasiliane, che hanno in questo modo propiziato il riconoscimento dallo Stato Brasiliano del loro culto e del loro sacramento. Ad oggi sono moltissime le ricerche scientifiche, dalla psichiatria alla biologia molecolare, che interessano lo studio sistematico di questo decotto e dei suoi principali componenti chimici.

Composizione chimica

I suoi principali componenti chimici sono la DMT (N,N-Dimetiltriptamina), contenuta nella liana ayahuasca, e una serie di alcaloidi aramlinici: Armina, Armalina e Tetra-idro-armina, contenuti nelle foglie di cahcruna. Tutte queste molecole sono ben note alla scienza per avere tra i loro effetti anche quelli di alterare le capacità percettive e cognitive dell'essere umano. In una parola, direbbero gli scienziati – anche se non tutti – indurre allucinazioni.

Ben diversamente la pensano sia gli indigeni che ne hanno scoperto – con modalità ancora non del tutto chiare – le modalità di preparazione, sia gli adepti delle chiese che intorno alla sua assunzione hanno costruito un culto, sia i milioni di psiconauti che ogni anno affollano i centri nati nella foresta vergine per sperimentarne i miracolosi effetti.

Essi direbbero al contrario che questa bevanda squarcia il velo della realtà e permette alle persone di guardare senza timore dentro sé stessi, e di ricevere informazioni e suggerimenti da qualche forza invisibile con cui si entra in contatto solo grazie alla sua ingestione.

Ciò che i chimici hanno scoperto riguardo all'azione farmacologica dell'ayahuasca è che la particolare combinazione delle due specie di piante permette alle molecole della DMT, presenti nella chacruna, di essere assimilate per via orale, quando altrimenti verrebbe degradata da un enzima, detto MAO, presente in maniera naturale nel tratto nel tratto gastro-intestinale dell'apparato digerente umano. Però gli alcaloidi armalinici contenuti nella liana dell'ayahuasca inibiscono l'azione degradante di questo enzima (IMAO): ed ecco svelato il mistero di come questo decotto, unendo le due piante, rende attiva la DMT per via orale.

Complicazioni legali

Naturalmente, essendo la DMT una molecola già ampiamente conosciuta e proibita in tutte le nazioni occidentali – per via dei suoi effetti psichedelici – la sua presenza nella bevanda dell'ayahuasca ne ha reso difficile l'accettazione in questo lato del globo. Si tratta pur sempre di una bevanda che induce forti modificazioni della coscienza e delle funzioni cognitive, e questo impone naturalmente un occhio di riguardo per il suo trattamento.

Tuttavia i contemporanei benefici che la sua assunzione comporta, ormai accertati anche in campo scientifico, impongono una seria riflessione da parte di tutti gli agenti coinvolti. L'ayahuasca viene usata in diversi paesi del mondo da pionieri coraggiosi nel trattamento della depressione grave, dello stress post traumatico, e nel recupero di tossicodipendenti, tanto per citare alcuni degli esperimenti più riusciti.

La sua capacità di favorire stati profondi di meditazione, intuizioni ed aperture, sblocchi emozionali e rimozione di traumi anche legati alla primissima infanzia, è riconosciuta in molti ambiti medici, e va ben oltre il semplice catalogare la sostanza come un 'allucinogeno'. Parallelamente alcuni studi scientifici più recenti stanno esplorando, con buoni risultati, le sue potenzialità nella cura di malattie degenerative del cervello e di quelle autoimmuni.

Dalla foresta amazzonica l'ayahuasca ne ha fatta di strada, spesso accompagnata dai più nobili ideali e altre volte da ideali meno nobili. La volontà di scongiurare il propagarsi delle modalità di uso meno nobili è ciò che ci spinge a questa attività informativa

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