Un uso responsabile è un uso fatto da persone esperte e competenti, orientate, con spirito di servizio, alla cura e al benessere - psico/fisico e spirituale - delle persone coinvolte, al rispetto delle tradizioni e della sacralità dell’atto, e alla salvaguardia dell’ambiente naturale in cui l’ayahuasca dimora.

L’ayahuasca è senza ombra di dubbio un preparato molto potente: in termini chimici e farmacologici stretti non si può non definirlo uno psichedelico, anche se per molti questo termine è riduttivo, e per sostituirlo sono stati coniati termini ad hoc, come “enteogeno” (che rivela il Dio interiore).

Per questo motivo le stesse popolazioni indigene che l’hanno scoperta la utilizzano sotto la vigilanza di norme molto ristrette, e solo allo sciamano (curandero, pajé) e ai suoi apprendisti o collaboratori, è permesso maneggiarla.

L'importanza della tradizione

Oggi numerosi studi hanno evidenziato la fondatezza di certe prescrizioni imposte dagli sciamani indigeni, evidenziando come la forma rituale e sacralizzata della pratica sia un’efficace protezione da effetti collaterali anche molto seri.

Di fronte a un tale potente preparato, contando anche i risvolti spirituali che il suo uso comporta, voler fare a meno della tradizione è indice di scelleratezza e di immaturità. Avere la presunzione di poter scavalcare millenni di esperienza, per imporre le nostre idee preconcette ed etnocentriche, potrebbe essere fatale.

Salvaguardare l'ambiente

La nostra consapevolezza globale inoltre ci impone di avere un occhio di riguardo verso la Natura, e i processi messi in moto dalla crescente domanda delle due specie naturali che compongono l’ayahuasca. Non c’è dubbio che la raccolta massiccia e indiscriminata delle due piante possa creare squilibri nell’ecosistema, e che attenti programmi di coltivazione sostenibile devono essere promossi, se si vuole mantenere ad impatto zero qualsiasi pratica collegata con l’ayahuasca nel mondo occidentale.

Proteggere i popoli indigeni

Un altro tema delicato è il giusto riconoscimento che deve essere tributato alle popolazioni indigene depositarie della conoscenza che stiamo sfruttando. Se centinaia di anni di colonizzazione indiscriminata stanno subendo oggi una condanna storica da parte di tutto il mondo industrializzato, non possiamo ripetere gli stessi errori sotto un’altra forma. Forme di collaborazione con le popolazioni indigene e progetti per la salvaguardia del loro habitat e dei loro diritti, sono imprescindibili per chiunque voglia usare in maniera etica e responsabile la “medicina della foresta”.

Rifiutare ogni logica di mercato

La componente economica in questo quadro introduce un ulteriore elemento di distorsione. Se negli ambienti tribali il compenso per le prestazioni rese dallo sciamano era libero e regolato dalla mutua reciprocità, tipica delle comunità tribali, oggi è quasi impossibile trovare ancora in voga questo micro-sistema sociale, persino nei territori originari e tra le etnie indigene storicamente dedite all’uso dell’ayahuasca.

Questa distorsione è una nostra responsabilità diretta, per aver portato la nostra logica di mercato fin dentro la foresta vergine, imponendo anche agli indigeni un pensiero utilitaristico.

Sarebbe ingenuo non riconoscere che la pratica della medicina tradizionale attraverso l’ayahuasca è un’abilità che deve essere riconosciuta, anche economicamente. Tuttavia lo stato in cui versa ad oggi la situazione in occidente - e la mancanza di una codificazione adeguata delle regole per abilitare all’esercizio di questa ‘professionalità’ - impone che

solo i rituali offerti con spirito di servizio e senza fine di lucro possano essere considerati legittimi.

Per un uso sacro e rituale

Per questo noi siamo rigorosamente per un uso esclusivamente sacro e rituale dell’ayahuasca, marcando una differenza sostanziale e netta rispetto a tutti quegli attori che cercano di spacciare l’ayahuasca come una panacea universale, attirando le persone in pratiche di matrice new age improvvisate, senza nessuna tradizione né supervisione e condotte da persone senza alcuna qualifica. Il tutto sotto lauto compenso.

Tutto ciò è inammissibile, lede al buon nome sia della medicina ayahuasca stessa che di tutti i soggetti che si sono impegnati per molti anni a mantenere integro l’ambiente in cui si muovevano.

Uso responsabile dell’ayahuasca può dirsi solo un uso sacro, rituale, senza fini di lucro, e sotto l’egida della tradizione.

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